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Abruzzo, la pesca sospesa tra mare e cielo

4,2% delle flotta peschereccia nazionale
17,9% strascico
4,3% circuizione
18,6% draga idraulica
59,1% piccola pesca

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Sospesi tra mare e cielo i trabocchi sono vere e proprie macchine da pesca che hanno assunto caratteristiche diverse a seconda della morfologia della costa e dal tipo di pesca praticato.

Simili a palafitte sono collegate alla terraferma tramite passerelle di legno.

Grazie all’abilità dei maestri traboccanti, seppur privi di fondamenta e fissati alla roccia tramite cavi, contrappesi e pali, hanno resistito nei secoli.

Dei primi trabocchi si hanno notizie già nel 1600.

La salsedine, i venti, le mareggiate hanno lasciato il segno del tempo passato ed oggi i trabocchi sono protetti da apposite leggi regionali che ne promuovono il recupero e la valorizzazione.

Stupisce la capacità di queste incredibili macchine da pesca di resistere alle mareggiate nonostante l’aspetto fragile e artigianale.

I trabocchi venivano costruiti in punti strategici sulla costa in base alla direzione delle correnti.

Ancora oggi la tecnica di pesca è la stessa : alla fine della passerella si trova una piattaforma e da lì partono le “antenne” alle cui estremità sono fissati gli angoli della rete. La rete viene calata in acqua grazie ad un sistema di argani e, allo stesso modo, tirata su per recuperare il pescato.

Da qui si salpano, oggi come ieri, alici, alacce, cefali, spigole, seppie e latterini anche se ora l’attività prevalente è quella legata alla gastronomia e alla ristorazione con l’ittiturismo.

Meraviglioso è il panorama che si gode dal trabocco: un orizzonte che ha ispirato anche Gabriele D’annunzio nel romanzo Il Trionfo della Morte.

“… la grande macchina pescatoria, simile allo scheletro colossale di un anfibio antidiluviano…”