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Emilia Romagna, Goro il pescatore di vongole in laguna, l’agricoltore del mare

5.5% della flotta peschereccia nazionale
9,7% Draghe
44,0% Strascico
4,8% Palangari
61,7% Piccola pesca
2,5% Circuizione

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La sacca

Il fascino del grande Delta, di un luogo unico in Italia dove acqua e terra si uniscono, dove i segni stessi sulle case sono testimoni dell’eterna lotta tra l’uomo e il mare: e dove quindi la pesca ha da sempre un ruolo primario, assoluto, nella vita quotidiana di chi abita questo paese di confine.

Goro sorge, nel corso del XVIII secolo, su di un lembo di terra lungo l’argine destro del Po: un “fazzoletto” reso via via sempre più grande dal meticoloso e lento lavoro degli uomini che, centimetro dopo centimetro, hanno sottratto terreno alla palude. Infatti nel 1600 i veneziani avevano deviato il corso del Po verso sud-est – il cosiddetto taglio di Porto Viro – e in questa maniera si era modificato l’aspetto del delta ferrarese nei pressi di Goro, rendendo più pressante il fenomeno di avanzamento della costa dovuto ai depositi del fiume. Ancora oggi, quando ormai la battaglia contro l’impaludamento naturale può dirsi conclusa grazie ad un complesso sistema drenante predisposto negli anni ‘60, le imponenti sagome delle chiaviche idrauliche punteggiano la distesa delle terre a perdita d’occhio.

Pesca

La pesca, praticata in un primo momento principalmente nelle ex valli, nella Sacca di Goro e di Scardovari e nelle varie bocche del Po, diviene nell’800 e ancora di più nel ‘900 l’attività prevalente del paese, fino a trasformare questa marineria in una delle più importanti dell’Alto Adriatico. Oggi la pesca è al primo posto nell’economia locale, con una percentuale di occupazione nel settore di circa il 65%. Delle centinaia di imbarcazioni pescherecce che popolano ed animano il porto, circa la metà sono dedite ad attività di molluschicoltura: sia mitilicoltura, nella laguna della Sacca (riconosciuta nel 1981 zona umida di importanza internazionale per la convenzione di Ramsar) ed in mare aperto; sia venericoltura, con aree predisposte per la semina e l’ingrasso della vongola verace

La marineria di Goro rappresenta una delle realtà produttive più importanti di tutta l’Europa, legata all’allevamento dei molluschi bivalvi ed alla venericoltura in particolare.

La vongola di Goro

All’inizio degli anni ’70, dando inizio allo sfruttamento di un banco di vongole nostrane, venne sancita la fusione di tutte le cooperative di pescatori nel “Consorzio Pescatori di Goro”. Nel 1985 il Co.Pe.Go. decise di seminare in via sperimentale banchi di vongole filippine, una specie esotica originaria dell’Indopacifico, che dimostrò un ottimo adattamento alla Sacca. Il paese si trasformò così nel più grande produttore ed esportatore a livello europeo di questo mollusco.

Attualmente la marineria gorese conta 1300 acquacoltori, i molluschi vengono portati negli stabulari per il controllo, la depurazione e il confezionamento. Le cooperative garantiscono la rintracciabilità del prodotto e sono certificate ISO 9001 e 14000.

Il supporto scientifico allo sviluppo della molluschicoltura è da sempre fornito dal Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Ferrara che ha condotto numerosissime ricerche sulla vongola filippina e sul modo migliore per allevarla. Attualmente è in atto il lungo e difficoltoso iter per ottenere dalla Comunità Europea il riconoscimento dell’I.G.P., indicazione geografica protetta.

La vongola verace filippina Tapes philippinarum è una specie alloctona di provenienza indopacifica. Attualmente la specie è utilizzata per l’acquicoltura in quasi tutto il mondo. In Italia è stata introdotta volontariamente per la prima volta nella laguna di Venezia nel 1983. Esternamente la T. philippinarum può essere confusa da occhi non esperti con la congenerica Tapes decussatus. La caratteristica più evidente che distingue le due specie è a livello dei sifoni, nella T. decussatus sono tra loro evidentemente separati fin dalla base, mentre nella T. philippinarum sono uniti quasi fino all’estremità.

Nella Sacca di Goro le vongole veraci filippine, immesse per la prima volta nel 1984, hanno trovato condizioni ambientali favorevoli alla riproduzione, alla crescita, e quindi all’allevamento. La vongola verace filippina per dispersione naturale si è insediata in tutti i siti dell’Alto Adriatico in cui sono presenti condizioni favorevoli. La risorsa è sfruttata attraverso un sistema di allevamento, e non semplice pesca, con un sistema definito “culture based fishery“.

Quest’attività ha avuto uno sviluppo senza precedenti ed oggi l’economia locale si basa quasi totalmente sullo sfruttamento di questa risorsa. L’allevamento avviene in forma associativa, tipicamente cooperative di pescatori, i quali fanno richieste di aree precise e limitate. In queste aree, definite comunemente concessioni, si svolgono le fasi dell’allevamento riassumibili brevemente in pulizia dei fondali, semina del prodotto, (eventuale) spostamento del prodotto, raccolta.

La maggior parte delle concessioni è situata all’interno della Sacca, solo una piccola frazione è collocata nella parte esterna dello scanno sabbioso. In questo sistema di allevamento un elemento fondamentale ed irrinunciabile è il seme, spesso disponibile abbondantemente nelle aree definite “nursery”. Qui le condizioni sono tali per cui si registra un elevato reclutamento naturale. Per la loro natura le nursery non sono di norma concesse, in quanto dovrebbero essere sfruttabili da tutti, inoltre sono oggetto di un attento censimento e mappatura per poterne quantificare la potenzialità e distribuzione.

Le potenzialità produttive della Sacca non sono distribuite in maniera uniforme, in quanto l’allevamento delle vongole veraci dipende da vari fattori, in primo luogo dall’idrodinamismo, la tessitura del sedimento, la salinità, l’ossigeno, la profondità. Esiste quindi un continuum di situazioni, generato dalla sovrapposizione di questi parametri con quelli chimico-fisici, che determinano ambienti più o meno favorevoli all’allevamento della T. philippinarum e, di conseguenza, stabiliscono le potenzialità produttive di ogni singola area.

Si evidenzia che gli ambienti lagunari, come la Sacca di Goro, sono in continua evoluzione, per cui le varie aree mutano velocemente, con modificazioni visibili anche in un solo anno, variando così anche le potenzialità produttive per la vongola verace.