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Puglia: Il pane dalla laguna

12,8 % delle flotta peschereccia nazionale
35,2% strascico
2,0% volante
0,9% circuizione
4,5% draga idraulica
53,8% piccola pesca
1,8% palangari
1,8% polivalenti passivi

lesina

La Laguna di Lesina

La laguna di Lesina ha una superficie di 51 Km2 (5.000 ettari); la lunghezza raggiunge i 24 km, la larghezza oscilla tra 1,3 km e 3,4 km. Il suo perimetro si sviluppa per circa 50 km. Il fondale è melmoso e la profondità media è di circa 1 metro.

Anche se spesso viene indicata come lago, quella di Lesina è senza ombra di dubbio una laguna con due vie di comunicazione con il mare: il canale di Acquarotta a ovest ed il canale Schiapparo a est.

L’origine della laguna di Lesina è molto antica: si pensa si sia formata con l’accumulo di sabbie trasportate delle correnti del mare, da nord verso sud. Il maggior tributario è stato senz’altro il fiume Fortore, l’antico Frentum di Plinio, un tempo più ampio e, in parte, navigabile che ha variato più volte il suo corso finale e si possono distinguere almeno quattro foci diverse. La più antica è l’attuale canale di Acquarotta, dove il Fortore giungeva formando una grande ansa. I suoi traboccamenti e gli affluenti che discendono dal Gargano hanno certamente favorito la formazione della laguna.

La laguna di Lesina nel suo insieme costituisce un ambiente di particolare pregio naturalistico, dove vivono molte specie autoctone stanziali e uccelli migratori. Ne sono state contate circa 200, di cui 69 legate alla laguna per necessità riproduttive. Simili concentrazioni si possono trovare solo sul delta del Po o in quelli dei grandi fiumi del Nord Africa o del Sud Europa.

Qui troviamo la Sterna gambenere e quella comune, il Gabbiano roseo, il Cavaliere d’Italia, la Garzetta, la Spatola, il Falco di palude, il Fraticello, il Mignattaio, l’Avocetta, il Beccapesci, il Mignattino e il Martin pescatore. Le altre specie più importanti sono: il Germano maschio o femmina (a Lesina chiamati capoverde o mallarda), il Moriglione (chiamato caporosso), la Volpòca (a Lesina: fiscone), l’Alzavola (detta terzella), la Gallinella, la Gru, l’Airone, il fenicottero rosa.

Il Mondo della Pesca

I Lavorieri

La pesca nelle lagune e negli stagni costieri è una attività molto antica che risale addirittura agli Etruschi e ha, poi, avuto un importate sviluppo in Alto Adriatico con la vallicoltura.

Le tecniche sviluppate consentono la produzione di pesci – come spigole, orate, anguille e cefali – di estremo pregio economico: questi pesci effettuano migrazioni stagionali (la montata degli stadi giovanili), dal mare alle acque dolci e salmastre, molto ricche di alimento, per tornare al mare dove si riproducono, quando hanno raggiunto la taglia adulta e la maturità sessuale (specie catadrome). La conoscenza di questo comportamento ha permesso ai pescatori di realizzare particolari sbarramenti nei canali di comunicazione tra lagune e mare, in modo da catturare i pesci adulti nel momento delle loro migrazioni, non ostacolandone al tempo stesso l’entrata in laguna. Queste trappole vengono chiamate lavorieri che sono delle strutture fisse che vengono installate nei canali di comunicazione tra valle e mare, permettono la risalita del novellame, intrappolando i pesci adulti che tentano di uscire per la riproduzione.

Due lavorieri sono stati ripristinati anche sulla laguna di Lesina. Anche qui le principali specie (adulti maturi) catturabili sono spigole, orate, cefali, anguille, aguglie.

LA PARANZA

Il sistema di pesca tipico della laguna di Lesina è la paranza, uno sbarramento di pali e canne che costringe le anguille verso gli attrezzi di cattura posti a intervalli regolari. Viene installata nel periodo da ottobre a febbraio e la sua estensione è tale che partendo dalle rive si spinge verso il centro della laguna.

Ormai le paranze non vengono più intese allo stesso modo di qualche anno fa, oggi tale strumento di pesca è costituito da panni di rete sostenuti da pali.

La pesca con la paranza viene autorizzata nel periodo che va da settembre/ottobre a gennaio/febbraio; al termine ultimo, l’installazione deve essere rimossa obbligatoriamente. Il Comune convoca a fine agosto tutti gli interessati, eseguendo l’estrazione delle postazioni, per prima quelle ritenute più ambite e pescose. L’asta, tutti gli anni, si accompagna a un rituale conflittuale e scaramantico, per cui sarà la fortuna a far sperare la ciurma nella maggiore quantità di catture e della prosperità per quell’anno.

Quando gli specchi d’acqua vengono assegnati i pescatori preparano i pali per sorreggere le reti, e si avviano con i sandali presso la destinazione estratta. La paranza prende forma caratteristica a lisca di pesce, solo dopo la posa in acqua dei bertovelli.

Negli ultimi cento anni la disposizione delle paranze nella laguna di Lesina è cambiata notevolmente. Alla fine ‘800 si utilizzavano le paranze aperte, ridossate sulla sponda nord della laguna che lasciavano libera oltre la metà del lago (buona prassi di tecnica sostenibile che consentiva una conservazione negli anni della risorsa, ad esempio l’anguilla pantanina acquisisce una taglia “appetibile” dopo 3-5 anni), si è passati alle paranze chiuse.

Nel secondo dopoguerra a Lesina la disposizione diventa “chiusa” e gli specchi d’acqua vengono confinati da queste paranze disposte longitudinalmente, da sponda a sponda. Questa tecnica diventa una cattiva pratica, poco sostenibile per la conservazione della risorsa.

Sarà anche per questa causa che la produttività per ettaro nella laguna di Lesina è drasticamente diminuita passando dai 100 Kg/ettaro agli attuali 20 Kg/ettaro.

Oggi le maggiori preoccupazioni ambientali e le prescrizioni per una pesca sostenibile, richiedono a pescatori e decisori di rivedere le buone prassi, cercando di tutelare la risorsa mantenendo gli stock ittici a livelli sostenibili, e di individuare aree di ripopolamento da tutelare e preservare dalle attività di cattura.

Sandalo

Il sandalo, in dialetto garganico “sanr”, è la tipica imbarcazione utilizzata dai pescatori nelle Lagune di Varano e Lesina.

L’etimologia della parola deriva dal latino “sandalium”, un tipo di calzatura piatta che ricorda il fondo piatto dell’imbarcazione. Costruito un tempo dai maestri d’ascia completamente in legno e dai colori arancione e nero, aveva una dimensione di circa 7 metri di lunghezza tanto da permettere a una ciurma di pescatori di lavorare a bordo senza problemi; la navigazione era consentita solo per mezzo di remi.

Oggi il sandalo ha perduto parte delle sue caratteristiche di un tempo, la struttura – che raramente supera i 10 metri di lunghezza – è rimasta in legno ma è rivestita di resina e, in alcuni casi, il fondo piatto ha lasciato posto a un fondo semi-chigliato. Sempre più spesso i remi e il palo, vengono sostituiti da motore fuori bordo. Nonostante l’evoluzione strutturale, resta l’imbarcazione utilizzata dei pescatori locali che effettuano la “piccola pesca”.