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Puglia, La porpora che viene dal mare

12,8 % delle flotta peschereccia nazionale
35,2% strascico
2,0% volante
0,9% circuizione
4,5% draga idraulica
53,8% piccola pesca
1,8% palangari
1,8% polivalenti passivi

 murici puglia

“Narra una leggenda che un pastore, passeggiando lungo la spiaggia di Tiro con il suo cane, ad un certo punto ebbe l’impressione che l’animale si fosse ferito con una conchiglia; nel momento in cui si accinse a pulirgli il muso, però, egli si rese conto che il liquido rosso non era sangue, ma una tintura, prodotta da quel mollusco. Così l’uomo scoprì la porpora”. Luana MONTE, Archeomedia

Le origini si perdono nella notte dei tempi ma è grazie ai Fenici che la tecnica di estrarre la porpora da una ghiandola del murice, mollusco gasteropode, assunse grande importanza economica e storica.

I Fenici avevano raggiunto una tale abilità nell’arte della tintura che con il colore del prodotto (phoinix=rosso) si connotò il loro stesso nome.

Per tutto il mondo classico la porpora e le stoffe tinte con essa rappresentarono il lusso ed il potere civile e religioso, dei quali diventarono un simbolo.

Ma come si ricavava dai murici il prezioso pigmento?

I molluschi dopo essere stati pescati, forse con le nasse, venivano messi in ampie vasche; rotte le conchiglie che ricoprivano i molluschi, essi subivano un processo di macerazione, durante il quale si otteneva il pigmento. A questo punto si diluiva il colore con acqua di mare, a seconda dell’intensità della gradazione desiderata, dal rosso cupo al violetto.

Oggi vengono pescati con attrezzi trainati e con le nasse ed a prevalere è l’aspetto gastronomico che ne esalta l’elevato contenuto di sali minerali e le tante proteine e vitamine a fronte di un basso contenuto calorico.

Protagonista di infinite ricette regionali si può utilizzare, per la sua versatilità, come antipasto, come condimento per primi piatti, per zuppe e addirittura in abbinamento con i funghi porcini trifolati.